giovedì 13 novembre 2008

minoranze cristiane a rischio : i copti in Egitto

Ho vissuto in Egitto per tre anni, dal 1997 al 2000, lavorando da capo villaggio a direttrice di complessi turistici nelle frequentatissime località di Sharm el Sheikh, Hurghada, e nella capitale egiziana.

Al Cairo notavo i contrasti atavici tra Copti e Musulmani, nel quartiere di Heliopolis, dove abitavo, e a Mohandessen, Zamalek e Giza, dove lavoravo negli uffici rappresentativi di Tour Operators italiani.
Già si delineavano diverse professioni e settori a seconda del credo dichiarato: commercianti in oro e gioielli, impiegati contabili, avvocati i Copti, funzionari statali, pubblico impiego e appartenenti alle forze dell'ordine i Musulmani.
Questi, a capo di istituti bancari, di uffici di cambio, graduati delle forze di polizia militari e civili ( tra cui spicca per noi visitatori la figura della Polizia Turistica) pur se sparpagliati nei vari distretti del vasto territorio egiziano si stringono come Comunità, anzi come Fratelli Musulmani(come comanda il Corano nella distinzione tra Dar al-Islam vs Dar al-harb ...).

Durante le ricorrenze del Ramadan, Id-al-adha ( Festa del Sacrificio), Mawlid (Nascita del Profeta ), Mir'ag e al-isra' (miracoloso Viaggio Notturno ) , Sha'ban (notte in cui Dio fisserebbe i destini degli uomini per l'anno a venire ) i Musulmani si dimostrano compatti e solidali, anche se è la prima volta che si incontrano, o - addirittura- non parlano lo stesso Arabo ( tra Tunisini ed Egiziani c'è una profonda differenza anche fonologica ).

Tutte le festività da calendario ufficiale erano rispettate, con sincero ossequio, anche dai Copti (circa 10% della popolazione totale ) e da noi Europei lì in trasferta lavorativa.

Ma solo vivendoci e conoscendo la loro identità e cultura si può maturare una sensibilità che possa farci comprendere quanto sia dura l'esistenza per chi non si professa Maomettano.

L'Egitto che conosciamo, grande trapezio di 935.000 kmq (dai tagli netti tipici del post-colonialismo) ci appare caratterizzato in quattro aeree diverse tra loro:la valle del Nilo, il deserto Libico, il deserto Arabico e la Penisola del Sinai ( geologicamente più Asia Minore che Africa ).
Con circa 81 milioni di abitanti.
'Camiti semitizzati ' secondo gli antropologi - per l'immigrazione storica di semiti provenienti dalla Mesopotamia, Siria e Palestina - di lingua e cultura arabe.
Milioni di destini che si imbattono nelle metropoli del Cairo e di Alessandria (tasso di urbanizzazione pari al 50% e densità di oltre 1350 abitanti /kmq ) , tra i fellah (contadini tradizionali lungo il limo del Nilo da Assuan ad Ismailia ) e le genti della Nubia (musulmani ma distaccati per idioma, organizzazione sociale ed usanze dagli Arabi e dagli Egiziani ) e i Copti che , conservando lingua Copta nelle liturgie, si teorizza rappresentino, ancora di più degli islamizzati, il ceppo culturale originario.

Con contrasti profondi sì, ma sino alla seconda Intifada ( 28 settembre 2000 ) e l' 11 Settembre, tali differenze erano smussate dagli interessi commerciali in gioco, lavorando ed investendo sul Turismo fianco a fianco.

Ho visto capitali prestati dagli uni agli altri sulla parola e stretta di mano, grossisti di souvenirs Musulmani rifornire a credito negozietti degli alberghi gestiti da Copti, osservando che tutti i protagonisti del business facevano affari reciprocamente profittevoli.
In grado gestirsi in un caos logistico ed amministrativo incredibile per un Europeo, fatto di ritardi cronici e immersi in traffico stradale micidiale.

Inoltre ci sono praticamente solo quattro giorni operativi a settimana: giacchè venerdì festivo( di Stato), sabato c'è lo Sabbah (ebraico ) e domenica è il giorno del Signore con tanto di messa serale ( visto che gli uffici pubblici sono aperti ) per i Cristiani.

Da cui arguii che la risposta più inflazionata da fornitori, corrispondenti, vettori etc che ripetevano :-<"Bukhra, Insch 'allah" >- fosse un prudente monito.

Ma dai successivi viaggi compiuti, dalle corrispondenze private con amici ed ex colleghi egiziani percepisco negli ultimi anni un incancrenirsi della burocrazia, proprio ai danni dei cristiani Copti.

Un ex collega egiziano, che conobbi nei suoi esordi di guida turistica, 25enne, celibe, cresciuto e diplomato alla" S.Giovanni Bosco" del Cairo non puo`più professare la sua fede né`sul lavoro ( Ufficiale di Coperta su nave mercantile) né andare alla stessa messa domenicale dei turisti, e il semplice discuterne gli puo`costare il permesso di scalo per andare a trovare i suoi famigliari al quartiere cristiano del Mokkatam al Cairo.

Si è raffreddata anche l' abitudine di invitarsi a cena tra famiglie indigene e famiglie o coppie europee in trasferta in Egitto, come i resident managers dei vari villaggi turistici, gli insegnanti delle scuole di lingua, i tecnici e gli ingegneri di centrali idroelettriche e le piccole autorità locali quali medici, medici condotti, dentisti, funzionari pubblici etc.

Serate come quelle che trascorrevo al Cairo tra donne europee, libanesi ed egiziane al " Gezira Club" negli eventi più mondani nel Paese, dal "Cairo Film Festival" alla conferenza stampa per "L'Aida " a Luxor non si sono più ripetute.

Addio anche alle sfiziose cene del "Pacha Boat Restaurant " il battello di stile Liberty che dagli Anni '20 fa da scenario alle generazioni egiziane in carriera( vi conobbi le famiglie magnate dei mangimi animali ,dei giocattoli e dei biscotti ) che in occasione di addii al nubilato, compleanni e lauree dimostravano arti tersicolee superiori alle nostre aspettative.

Persino le canaste, a cui signore fossilizzate dai tempi di Re Faruk (per via degli abiti teatrali e delle acconciature cotonate ) sono cancellate da tempo.

Peccato, si sono interrotte le poche occasioni di dialogo e confronto tra Europee ed Egiziane -tutte imprenditrici e madri di famiglia- impegnate nel comune sforzo di condurre affari e famiglia senza trascurare nessuno dei propri affetti.

Ora si è fatto tutto più serio .

Mi riferiscono e leggo ( "Emergency"n.44/07,"Eco di Terrasanta "n.6/2007 e "Internazionale "divv.articoli 2007/2008 ) che scuole, fondate e dirette da suore cattoliche per bambini meno fortunati, in maggioranza musulmani, dei quartieri del Cairo di Hadaba el Westa, Mukkatam e Korba hanno accolto moltissimi bambini abbandonati .
I genitori, ancor più impoveriti dopo l'incredibile aumento della farina e, quindi, l'impossibilità di guadagnare qualche piastra nella vendita di khobez ( pane arabo ) per strada, glieli lasciavano anche per mesi.
Il razionamento di cereali dell`anno scorso,cui è ricorso lo Stato egiziano per il debito sproporzionato nell'import dagli U.S.A e Canada ( con il potenziale agrario che ha!) ha anche comportato un fatto positivo: l'aumento di presenze di tante bambine nelle scuole pubbliche nell'Alto Egitto.
Almeno a scuola la porzione di "shareija "( risotto e capellini d'angelo cotti insieme ), "foul" (lenticchie lesse con olio di girasole,prezzemolo e limone ) era assicurata.

Nella mia lunga trasferta non ho mai percepito, dai contatti con i locali, pressioni ad adottare la fede musulmana ma la diminuzione di battesimi e di matrimoni nelle chiese Cristiane Copte ad Heliopolis e Roxy al Cairo o a Sharm el Sheikh fa intuire che il processo di ecumenismo iniziato da Karol Wojtyla,volto a fare dialogare genti di diverse religioni, in reciproca armonia e rispetto, si e` arrestato di colpo.
Auspico che la nostra presenza di turisti - giacchè il Turismo è la prima risorsa del Paese- così chiassosa per come gli stessi Egiziani ci distinguono dagli altri Europei, serva a far rispettare gli orari delle funzioni religiose nelle chiese, scongiurandone la chiusura nelle aree più remote.
Prenotiamo quindi le celebrazioni delle funzioni, servizio previsto in molti alberghi dei villaggi turistici che predispongono navette apposta.
Ostacoliamo il black out di informazione sulle reali possibilità di espressione di fede, o pensiero laico, di coloro che si discostano dalla religione di Stato, perchè agnostici o atei ( aggettivi "horribilis" da dichiarare in fase di rinnovo passaporti

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